calimero’s posterous

Atlantic Road, Norway

Si trova in Norvegia, qui la mappa = in una parola MERAVIGLIOSA



Atlanterhavsveien

    

Atlanterhavsveien - veien i havet.

Veien ligger en kort fergetur og noen få kilometer vest for Norges festligste havneby- Kristiansund. Verdens vakreste veistrekning ble den beskrevet som i ”The Guardian”, og den har blitt kåret til Århundrets Byggverk i Norge. 8 bruer binder veien sammen over sund hvor havstrømmen går og fisken trives - se kart.  Veien er også utnevnt til Nasjonal Turistvei.

Utenfor ligger Hustadvika et havstykke som er berømt og beryktet, dramatisk når stormen raser, silkemykt og vakkert i glitrende sommersol. Overnattingsmulighetene er mange i Kristiansund eller på Averøy. Hyggelige hotell, gjestehus, rorbuanlegg og campingplasser. Disse finner du her.

Klikk her for å se kart og reiserute fra Kristiansund til Bud.

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Guida in stato di improbabilità

Treviso. Mendicante privo di avambracci aveva precedenti per guida senza patente

TREVISO (15 aprile) - Chiedeva l'elemosina a Treviso facendo leva sulla compassione dei passanti, essendo privo di entrambi gli avambracci, ma è risultato essere proprietario di un'auto e avere precedenti per guida senza patente. Un paradosso non da poco che ha lasciato senza parole gli agenti.
Protagonista un cittadino romeno di 37 anni, T.V, identificato dai vigili urbani e proprietario di una vettura con targa francese, sulla quale si trovavano altri quattro connazionali, che era stata parcheggiata in un'area di sosta della città.

L'uomo, segnalato nei giorni scorsi per accattonaggio, è risultato avere precedenti per reati contro il patrimonio, resistenza a pubblico ufficiale e, appunto, l'improbabile guida senza patente. Il veicolo, privo di tagliando di assicurazione, è stato sequestrato.fa

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e chi non si ritrova slip nel bauletto?

 

Compra la Ferrari e poi si pente
"Sedotto dalla venditrice"

Industriale sottoscrive in concessionaria un contratto per l’acquisto di una Ferrari Scaglietti, valore 160 mila euro. Qualche giorno dopo si pente e decide di risolvere il contratto affidando le sue ragioni a un fax. Che suona più o meno così: «Quando ho firmato non ero in me - sostiene l’uomo - La venditrice della vostra concessionaria mi ha prima ubriacato dandomi da bere sette grappe e poi mi sedotto con uno strip. Tanto che nella mia auto ha lasciato anche gli slip». Contro l’industriale ci sono ora due cause: una civile avviata dalla concessionaria e una penale in arrivo da parte della signora.
Lui, dunque, è un imprenditore decisamente ricco. Ricco al punto che un giorno decide di togliersi lo «sfizio» e si presenta in una nota concessionaria con sede principale nel Veneziano, chiedendo di provare una Ferrari, una Scaglietti per l’esattezza, valore 160 mila euro. Il prezzo è alto per un comune mortale, ma lui per quel gioiellino non bada a spese. Anche perché conta di abbassarlo dando dentro altri due pezzi del suo garage di lusso: una Porsche 928 e una Mercedes Berlina. A seguire l’uomo in concessionaria è una piacente venditrice, una giovane donna molto esperta di motori che gli illustra ogni pregio della Scaglietti. Tanto che, alla fine, S.B. si convince e firma. Qualche giorno dopo, però, richiama la concessionaria: è pentito e vuole risolvere il contratto. L’azienda risponde picche: il contratto si è perfezionato, replica la società, e se vuole recedere deve pagare la penale. Lui risponde che ha firmato soltanto una proposta d’acquisto e che pertanto nessuna penale gli può essere addebitata. Le parti non si mettono d’accordo e si arriva davanti al giudice civile di Conegliano. La concessionaria agisce per ottenere il 20% di penale. Nel corso dell’udienza, arriva il colpo di scena: l’uomo dice di aver disdetto il contratto non solo telefonicamente (come sostiene la società), ma anche via fax. E, a tal proposito, produce il documento. E che documento. L’industriale, in sostanza, scrive di aver firmato il contratto in uno stato di confusione mentale causatogli dalla venditrice. Che prima lo avrebbe fatto bere, sette grappe sostiene l’uomo, e poi - e qui arriva il pezzo forte - si sarebbe spogliata in auto. Roba da film: uno strip tease in piena regola che lo avrebbe completamente messo al tapetto. Così, col tasso alcolico alto e l’ormone a mille, avrebbe firmato l’acquisto della Ferrari. Ma non basta: l’industriale ha sostenuto anche che la sexy venditrice ha dimenticato nella vettura gli slip. «E meno male che non li ha trovati mia moglie», aggiunge. Il fax, acquisito agli atti, ha naturalmente fatto saltare sulla sedia la venditrice. Che ora ha dichiarato a sua volta guerra all’industriale trevigiano. La donna sta valutando infatti la possibilità di un’azione penale davanti al tribunale di Treviso. Prossima udienza civile nel 2010.

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Freestyle budget hotel made in Italy

Freestyle, il budget hotel made in Italy!

Budget hotel Dopo i futuristici Cube austriaci e i lussuosi CitizenM olandesi arriva anche da noi una catena di alberghi “cheap and chic”.
Al nome modaiolo e accattivante di Freestyle corrisponde il progetto in salsa italiana della R&D Hospitality, in collaborazione con lo studio di architettura Montanari e la società di commercializzazione Htms International per un budget hotel che si rivolge ad un target low cost oriented.

Pensata per i turisti di nuova generazione con uno stile di vita low cost ma un gusto particolarmente sviluppato per l’estetica, la nuova iniziativa ricettiva punta ad un pubblico piuttosto eterogeneo, dai giovani, alle famiglie passando per i viaggiatori “business”.


L’ispirazione
Ispirato alla tipologia organizzativa della compagnia aerea olandese e allo stile del colosso svedese Ikea, il progetto Freestyle è nato da una ricerca dei ragazzi del master in Management del Turismo dello Iulm di Milano. L’ostacolo normativo è stato superato con soluzioni spaziali innovative: da una parte camere da 4 - 5 posti letto posizionati in modo da garantire l’autonomia al singolo e favorire allo stesso tempo la socializzazione, dall’altra un modello residence per famiglie e soggiorni più lunghi. Inoltre sono previsti ambienti comuni e servizi a pagamento come lavanderie o bookshop, variabili in base alle esigenze del singolo albergo.

Un nuovo modello di business
Creatività e comfort a buon mercato, come è possibile? La risposta risiede in un basso investimento strutturale, consistenti risparmi sui costi di gestione, massiccio utilizzo di tecnologie ecocompatibili, nonché commercializzazione via web. Tutto ciò garantisce una redditività superiore al 10% sul capitale iniziale. E tutto mantenendo un prezzo di circa 30 euro per notte.

Strategia territoriale
Il piano di sviluppo punta alla diffusione su tutto il territorio italiano, in particolare nelle zone già servite da hub low cost o che hanno forti punti di attrattiva come le università: Milano, Torino, Roma e Napoli quindi, ma anche Bergamo, Verona, Pisa, Bologna, Sassari. L’idea è di partire dal capoluogo lombardo, dove i contatti con alcuni possibili investitori sono già avviati. L’obiettivo è quello di intercettare il flusso turistico atteso per l’Expo. «La tipologia ricettiva - ha spiegato l’architetto Antonio Montanari - è flessibile: può interessare oltre agli imprenditori privati, gli enti pubblici: le strutture infatti possono essere utilizzate da subito o convertite dopo il 2015 in spazi di housing sociale”.

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La legge italiana

Processi ai clandestini:
belli e veloci ma assolutamente inutili

Reportage del Gazzettino dal tribunale. Un giorno di udienze tutte con lo stesso risultato: la condanna e subito la libertà

  
Clandestini fermati durante un controllo a Padova (archivio)
di di Giuseppe Pietrobelli
MESTRE (27 gennaio) - Il processo più bello, più garantista, ma inutile del mondo, va in scena in un'aula del Tribunale di Mestre nel corso di un'udienza identica a quella che viene celebrata centinaia di volte, nello stesso giorno, davanti a uno dei tanti magistrati 
che amministrano la giustizia in nome del Popolo Italiano nei confronti di un cittadino venuto da lontano e quasi sempre transitato per l'isola di Lampedusa.

 Il giudice lo fa nel pieno rispetto delle regole, segue alla lettera le procedure, ascolta l'imputato, dà la parola al Pm e all'avvocato, ma alla fine scrive sentenze che sembrano fatte con il ciclostile.
Le sentenze rispecchiano pienamente i dettami del Codice, ma non hanno alcun effetto pratico, se non quello di aver aggiunto carte a carte, di aver condannato e mandato libero un poverocristo in cerca di una terra nuova o un delinquente dedito allo spaccio di droga. 

E il giorno dopo, il processo-seriale è destinato a ripetersi, in un rito senza fine. Di fronte allo sgomento, frustrato e arrabbiato, degli operatori penitenziari e degli uomini delle forze dell'ordine, ormai abituati a veder scarcerare coloro che hanno fermato, e rassegnati di fronte alla prospettiva di ritrovarsi per le strade quelle stesse persone, di dover notificare sempre gli stessi ordini di allontanamento che non sortiscono effetto.

Di buon mattino il cellulare della Polizia Penitenziaria parcheggia davanti all'ingresso della sede mestrina del Tribunale di Venezia, in viale San Marco. Ne scende un nugolo di agenti vestiti di blu, che scortano tre maghrebini, un rumeno, e un venezuelano. Li fanno entrare in un'aula adibita alle udienze civili e lì restano in attesa che vada a cominciare la serie dei processi - convalide di fermi e direttissime - messe a ruolo dai cancellieri.

Siamo venuti fin qui seguendo le tracce di alcuni nordafricani bloccati tra venerdì e sabato dagli agenti del Commissariato di Polizia di Marghera e dai finanzieri dei Baschi Verdi. In tre sono finiti a Santa Maria Maggiore, un paio per non aver rispettato - entro i cinque giorni prescritti - l'ordine del questore di lasciare il territorio nazionale, il terzo per essere stato pizzicato mentre vendeva una dose di eroina a un italiano in uno dei giardinetti di Marghera. 

In apparenza sono storie minime di cronaca giudiziaria, in realtà svelano le troppe contraddizioni di un sistema perfettamente avvitato su se stesso.
Lasciamo perdere le disavventure del rumeno (furto sfociato in rapina) e del venezuelano (droga in quantità non modiche). Sono gli altri tre soggetti a interpretare una parte esemplare, come fumetti che si muovono sullo stesso identico sfondo, in una striscia che ha sempre lo stesso fine. 

Boudlaf Charfeddine è un ragazzone alto, dai capelli neri e crespi, la pelle olivastra, lo sguardo smarrito. Ha dichiarato di essere nato in Tunisia il 22 giugno 1985 e cammina con l'ondeggiamento dei carcerati in ceppi. Invece ha le gambe e le mani libere, come prescrive la legge, quando si siede di fronte al giudice Rocco Valeggia. Lo difende d'ufficio l'avvocato Fabrizio D'Avino, lo accusa un Pm onorario, l'avvocato Marta Bergamo.

La sua storia è scritta nelle carte custodite nel fascicolo. I poliziotti lo hanno fermato in piazza del Mercato a Marghera il 23 gennaio. Il Pm Emma Rizzato ha subito disposto la citazione in Tribunale per la convalida, ha notificato la comunicazione al carcere, al giudice unico, alla Polizia. Ha registrato la dichiarazione secondo cui Boudlaf è nato dal padre Idoudi e dalla madre Zimai. Dagli archivi si viene a sapere che il giovane è arrivato a Lampedusa il 25 dicembre (dice di essere partito dalla Libia), lo hanno preso una prima volta il 14 gennaio a Venezia dove il prefetto ha decretato l'espulsione e il questore ha emesso l'ordine. Siccome entro 5 giorni non è uscito dall'Italia, ecco che è finito in carcere non appena lo hanno ripreso.

Il giudice domanda, lui risponde tramite interprete. «Sposato?». «No». «Studi?». «Per sette anni». «Ha un lavoro?». «No». «Una fissa dimora?». «No». «È la prima volta che viene fermato?». «Sì». «Non sapeva di dover lasciare l'Italia entro 5 giorni?». «Ho problemi di soldi, li aspettavo per rientrare a casa». «Perchè non si è rivolto alle autorità tunisine?». «Non sapevo che potevo farlo...». Interrogatorio finito. Il giudice convalida il fermo. 

Poi, ecco il patteggiamento, secondo una formula ormai collaudata. La pena base è di un anno di reclusione. Il giudice toglie un terzo per le attenuanti generiche. Si passa a 8 mesi. Poi un altro terzo per il rito abbreviato. «In nome del popolo italiano la condanno a 5 mesi 10 giorni di reclusione con la sospensione condizionale. Nulla osta all'espulsione».

Boudlaf viene portato via. Dopo un'ora è libero. E lo stesso accade agli altri due (ma uno viene condannato a 8 mesi perchè aveva venduto una dose di eroina). Se dovessero riprenderlo, tornerà in carcere per poche ore e così di seguito, a meno che non trovino il modo per mandarlo in un Cpt e rimpatriarlo. Poliziotti e finanzieri scuotono la testa. Hanno cercato di fermare il crollo della diga con un dito. Il giudice ha fatto giustizia. Ma il risultato che il legislatore della Bossi-Fini si poneva è clamorosamente mancato. Il clandestino è stato fermato, ma è rimasto in Italia, ancora da clandestino. Basta mettere un piede a Lampedusa e il gioco è fatto. In nome della legge.

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Barzelletta Padana

Un giorno un padano chiese al Buon Dio per quale motivo in America ci sono i negri e in Italia i terroni
"è facile", rispose: "non è che ci sia un motivo particolare ma è evidente che hanno scelto prima loro.."

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Economy

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Sconti pazzi: anche le lucciole del Terraglio si mettono in saldo

Prostitute sul Terraglio
di Beatrice Mani
Da oggi partono ufficialmente i saldi e, quest'anno, copriranno non solo negozi di abbigliamento, calzature e via dicendo. A sorpresa, anche le 200 e più lucciole che ogni giorno (orario continuato, ovviamente) esercitano la loro professione sul Terraglio si metteranno in saldo: "Paghi 3, prendi 4", questa la formula adottata dalle stelle della stradaLo sconto vale su tutta la via che porta da Treviso a Mestre e, per "fidelizzare" i clienti grazie alla svendita, le ragazze hanno escogitato un metodo davvero particolare: ogni volta che l'automobilista si ferma e "consuma" riceve dalla prostituta un bollino a forma di cuore. Non appena il cliente riesce ad accumulare tre cuoricini può presentarsi alla lucciola dalla quale otterrà una prestazione completamente gratuita. Insomma, un po' come con i bollini dei distributori, solo che, invece della classica caffettiera o mountain bike, il premio è di tutt'altro genere.

E così, dopo le ordinanze anti-lucciole, anti-minigonna, in poche parole anti prostituzione indeate dai sindaci veneti, le lucciole rispondono con i saldi. Tempo di crisi anche per loro, evidentemente, e dunque anche tempo di rinfocolare il mercato e il giro dei clienti con qualche stratagemma di marketing vincente.

Non solo Terraglio: secondo il quotidiano ligure Il Secolo XIX, anche a Genova le locali "Bocca di Rosa", applicano tariffe quasi dimezzate (20 euro invece di 30) per tutto il mese di gennaio. Se a Genova lo sconto è del 33%, al Sud le tariffe si abbassano ancor di più: a Caserta è stato scoperto un giro di ragazze nigeriane che si offrivano per sole 5 euro.

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Il cavallino rampante

Spinto dalla curiosità che mi ha scatenato il film di ierisera su Enzo Ferrari, ho appena scoperto su wikipedia che l'ormai famosissimo simbolo della Ferrari deriva da Francesco Baracca!!!!!!

L'insegna personale di Baracca, che l'asso faceva dipingere sulle fiancate dei suoi velivoli, era il famoso cavallino rampante, sul cui colore esatto esiste un piccolo mistero. Diversi indizi sembrano infatti indicare che il colore originario del cavallino fosse il rosso, tratto per inversione dallo stemma del 2° Reggimento "Piemonte Reale Cavalleria" di cui l'asso romagnolo faceva parte, e che il più famoso colore nero fu invece adottato in segno di lutto dai suoi compagni di squadriglia solo dopo la morte di Baracca.

http://www.modelfoxbrianza.it/Image/baracca2.jpg

Correndo a Ravenna, nel 1923, la madre di Francesco Baracca, contessa Paolina Biancoli, gli consegnò il simbolo che il leggendario aviatore portava sulla carlinga: un cavallino rampante e gli disse: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna». Solo nel 1932 questo simbolo apparirà sulla carrozzeria delle sue vetture.


Primo cavallino della Scuderia Ferrari
Il cavallino della 125 S
Cavallino della Gestione Sportiva
Anni 60


La storia del cavallino rampante: http://www.modelfoxbrianza.it/cavallino.htm

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Multe,anche il tutor è annullabile

Giudice di Viterbo:tolleranza sbagliata

Un giudice di Pace di Viterbo ha accolto il ricorso presentato da un automobilista che chiedeva l'annullamento di una multa emessa tramite il tutor, il più recente sistema di rilevamento di velocità sulle autostrade. Il magistrato, scrive l'associazione Telefono Blu, ha scritto che tale sistema non applica in maniera regolare la tolleranza ammessa dai termini di legge. Il tutor effettua un calcolo della media di velocità percorsa tra due postazioni.

Con la sentenza emessa il 6 ottobre scorso, riferisce Telefono Blu, il Giudice di Pace di Viterbo ha accolto il ricorso di un automobilista, annullando il verbale che gli contestava il mancato rispetto dei limiti di velocità, rilevati per mezzo dell'apparecchio denominato 'tutor', con applicazione erronea di una riduzione del 5% sulla velocità effettivamente rilevata.

Il tutor infatti consente di accertare le violazioni di "eccesso di velocità" attraverso il calcolo della media di velocità percorsa tra due postazioni, diversamente dall'autovelox che consente di rilevare la velocità immediatamente. Ricorda il Giudice che solo in questo secondo caso è possibile applicare una riduzione del 5% come previsto ex D.M. 29/10/97, mentre nel caso di utilizzo del tutor deve essere applicata una riduzione diversa, progressiva, del 5, 10, 15, come precisato dal comma 3 dell'art. 345 delle disposizioni di attuazione del codice della strada.

Il Giudice di Pace - continua Telefono Blu - ha affermato che qualora la violazione venga accertata mediante calcolo della velocità media e venga applicata tout court la sola riduzione del 5%, non vi è certezza dell'esatto superamento della velocità massima consentita e, pertanto, in tale situazione la contestazione effettuata è dubbia. Di conseguenza il verbale deve essere annullato.

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