Compra la Ferrari e poi si pente
"Sedotto dalla venditrice"
Industriale
sottoscrive in concessionaria un contratto per l’acquisto di una
Ferrari Scaglietti, valore 160 mila euro. Qualche giorno dopo si pente
e decide di risolvere il contratto affidando le sue ragioni a un fax.
Che suona più o meno così: «Quando ho firmato non ero in me - sostiene
l’uomo - La venditrice della vostra concessionaria mi ha prima
ubriacato dandomi da bere sette grappe e poi mi sedotto con uno strip.
Tanto che nella mia auto ha lasciato anche gli slip». Contro
l’industriale ci sono ora due cause: una civile avviata dalla
concessionaria e una penale in arrivo da parte della signora.
Lui, dunque, è un imprenditore decisamente ricco. Ricco al punto che un
giorno decide di togliersi lo «sfizio» e si presenta in una nota
concessionaria con sede principale nel Veneziano, chiedendo di provare
una Ferrari, una Scaglietti per l’esattezza, valore 160 mila euro. Il
prezzo è alto per un comune mortale, ma lui per quel gioiellino non
bada a spese. Anche perché conta di abbassarlo dando dentro altri due
pezzi del suo garage di lusso: una Porsche 928 e una Mercedes Berlina.
A seguire l’uomo in concessionaria è una piacente venditrice, una
giovane donna molto esperta di motori che gli illustra ogni pregio
della Scaglietti. Tanto che, alla fine, S.B. si convince e firma.
Qualche giorno dopo, però, richiama la concessionaria: è pentito e
vuole risolvere il contratto. L’azienda risponde picche: il contratto
si è perfezionato, replica la società, e se vuole recedere deve pagare
la penale. Lui risponde che ha firmato soltanto una proposta d’acquisto
e che pertanto nessuna penale gli può essere addebitata. Le parti non
si mettono d’accordo e si arriva davanti al giudice civile di
Conegliano. La concessionaria agisce per ottenere il 20% di penale. Nel
corso dell’udienza, arriva il colpo di scena: l’uomo dice di aver
disdetto il contratto non solo telefonicamente (come sostiene la
società), ma anche via fax. E, a tal proposito, produce il documento. E
che documento. L’industriale, in sostanza, scrive di aver firmato il
contratto in uno stato di confusione mentale causatogli dalla
venditrice. Che prima lo avrebbe fatto bere, sette grappe sostiene
l’uomo, e poi - e qui arriva il pezzo forte - si sarebbe spogliata in
auto. Roba da film: uno strip tease in piena regola che lo avrebbe
completamente messo al tapetto. Così, col tasso alcolico alto e
l’ormone a mille, avrebbe firmato l’acquisto della Ferrari. Ma non
basta: l’industriale ha sostenuto anche che la sexy venditrice ha
dimenticato nella vettura gli slip. «E meno male che non li ha trovati
mia moglie», aggiunge. Il fax, acquisito agli atti, ha naturalmente
fatto saltare sulla sedia
la venditrice. Che ora ha dichiarato a sua volta guerra
all’industriale trevigiano. La donna sta valutando infatti la
possibilità di un’azione penale davanti al tribunale di Treviso.
Prossima udienza civile nel 2010.